I Disturbi Specifici del Linguaggio

Il ritardo o disturbi del linguaggio (DL) rappresenta una condizione frequente in età prescolare ed è generalmente considerato un disturbo transitorio dello sviluppo a prognosi favorevole.
Ecco i consigli dello specialista.

Cosa sono:

I disturbi del linguaggio rappresentano i disturbi neuropsichici più frequenti tra i 2 e 6 anni. La definizione di disturbo del linguaggio in età evolutiva è utilizzata per descrivere quadri clinici molto eterogenei, in cui le difficoltà linguistiche possono manifestarsi isolatamente oppure in associazione con altre condizioni patologiche, come deficit neuromotori, sensoriali, cognitivi e relazionali.
Nel primo caso si parla di “Disturbi specifici del linguaggio” (DSL), ovvero ritardi o disordini del linguaggio “relativamente puri”, che non dipendono da deficit sensoriali o neurologici o da disabilità intellettiva.
Nel secondo caso i disturbi del linguaggio sono detti “secondari” o “associati” ad un disordine primario.
I DSL risultano avere una diffusione del 5-7% in età prescolare e tendono a ridursi nel tempo con una incidenza dell’1-2% in età scolare. Più della metà dei bambini con DSL presenterà però un disturbo specifico di apprendimento della lettura, scrittura e/o calcolo (dislessia, disortografia e discalculia). É molto importante, quindi, seguire lo sviluppo del linguaggio del bambino precocemente e monitorare anche in fase scolare la sua evoluzione.

Quando si manifestano

Lo sviluppo del linguaggio è caratterizzato da una grande variabilità interindividuale, dovuta sia a fattori biologici, sia a fattori ambientali (minore o maggiore stimolazione in ambito famigliare, inserimento precoce a scuola, presenza di fratelli o sorelle). Generalmente intorno ai 24 mesi il bambino possiede già un vocabolario di circa 100 parole e inizia a formare le prime frasi (combinazioni di due parole, spesso associate a un gesto indicativo o simbolico).
Intorno ai 30 mesi di età avviene la vera esplosione del linguaggio, in particolare del vocabolario: il numero di parole prodotte dal bambino aumenta in breve tempo e il bambino inizia a produrre frasi di tre o più parole.

Quando intervenire

L’età di tre anni costituisce una sorta di spartiacque tra i bambini cosiddetti “parlatori tardivi” e i bambini con un probabile DSL. La presenza di una produzione ancora non adeguata secondo i parametri sopracitati dovrà necessariamente essere valutata da un’attenta visita medico specialistica.
La comprensione del linguaggio dell’adulto, poi, rappresenta un parametro fondamentale per i tempi di un eventuale intervento. Se è monitorata, si possono tranquillamente attendere i 36 mesi di età per richiedere una valutazione. In caso contrario non si deve aspettare nella speranza che il disturbo si risolva da sé. La consultazione di un Centro Specializzato per la cura dei disturbi del linguaggio aiuterà ad inquadrare ed affrontare un problema che non va sottovalutato in quanto può condizionare fortemente la vita di relazione e gli apprendimenti scolastici successivi del bambino.

Indicatori di rischio

– a 12 mesi, se il bambino mostra difficoltà di comprensione del linguaggio.
– a 24 mesi se il bambino produce meno di 10 parole e ha difficoltà di comprensione.
– a 30 mesi se produce meno di 50 parole e non inizia a combinare insieme due parole, per esempio: “voglio palla!” e ha difficoltà di comprensione.

Fonte: http://www.ospedalebambinigesu.it/